L’articolo di domenica su Repubblica a firma di Palo Berizzi ha portato alla luce un fatto che ci fa riflettere, e ci permette di comprendere cosa sta accadendo in Italia.
Già il fatto che la denuncia sia partita dal un giornale a tiratura nazionale (sebbene poi riverberato in tanti giornali, TV nazionali e locali, nei social ecc.) ci fa pensare che nel territorio si guarda con una certa superficialità alle manifestazioni fasciste a volte scambiandole come semplici nostalgie o mere espressioni folcloristiche (come ha sottolineato il Vescovo di Chioggia).
Il caso, nella fattispecie, come si è visto, ci può anche sembrare un fatto, per così dire, pittoresco, visto gli atteggiamenti assunti dal conduttore del Lido Punta Canna, prima fascista, poi non più, poi si scopre offrire i suoi voti ai sindaci 5Stelle direttamente o attraverso il blog di Beppe Grillo, poi millanta “casa sua” che tale non è, come sua non è la concessione. Come il suo comportamento sornione e dedicato alla pulizia, all’ordine, al silenzio, alla tranquillità, alle “cose” che funzionano (che lui chiama regime) richiamandosi “coloritamente” a Mussolini, perché qualche cosa di buono aveva fatto.
Di certo abbiamo che le frasi da lui pronunciate e divulgate non solo nella “sua” spiaggia ma udite anche dai vicini lidi, sono senza alcun dubbio frasi razziste, dichiarazione offensive verso le persone portatrici di handicap, dei bambini che disturbano, delle donne, ironie sulle camere a gas. Compreso il me ne frego ostentato in ogni luogo.
Sorvoliamo sul personaggio (resosi disponibile per un confronto in TV col sottoscritto) il quale è ora al centro di una serie di indagini e di denunce. Pagherà di persona.
Preoccupante sono quei 640 ospiti giornalieri che per folclore, per curiosità, per quello che si vuole, condividono tale luogo così ordinato e pulito, senza bambini, portatori di handicap, tossici (anzi questi andrebbero “sterminati”). Una realtà di per sé comunque alternativa, diversa e selezionata.
E tutto questo in un “suolo pubblico in concessione“, che lui stesso definisce “casa mia”.
Ora si scopre che quella non è neanche casa sua, visto che svolge il lavoro di bagnino per una ditta e che rischia (?) il licenziamento.
È certamente preoccupante la questione; è preoccupante che migliaia di persone si riconoscono in un luogo del genere, e in un personaggio così, tanto da esprimersi con i “mi piace” nei social.
Niente di preoccupante per tanti, solo un comportamento folcloristico, che ironicamente guarda al passato. Un passato, secondo anche molti filosofi di destra (quelli che vorrebbero equiparati i giovani di Salò con i combattenti per la liberta), ormai sepolto e che non avrà mai più un futuro, questo perché i suoi protagonisti sono ormai defunti.
Ahimè sono le cattive idee che non defungono mai.
Cosa è invece accaduto in tanti Consigli Comunali in Italia (Milano, Roma Foligno Lamezia Monza ecc.) dove militanti di Casa Pound hanno interrotto i consigli comunali al grido “non potete usare il consiglio a vostro piacimento”? Evidentemente le loro invasioni nei luoghi democratici hanno dato segni positivi, ora sono seduti sui banchi di alcuni consigli comunali: Todi, Isernia, Bolzano, Lucca, Campagnatico nel Grossetano, mentre «Fasci del lavoro» elegge una ventenne a Sermide-Felonica (MN).
Anche il Fascismo cominciò così, prima contestando le istituzioni poi occupandole.
Da assessori regionali, magari all’istruzione, provengono le provocazioni: festicciole in costume del ventennio. Qualcuno, che proviene dalle fila del Fuan, propone di vestirsi da Margherita Sarfatti, musa di Mussolini. Ben venga quella mascherata, così si evidenzia la giusta identità di quei personaggi che qualcuno vede ancora come idoli. “Voglio essere la Sarfatti, la poetessa” che nel 1925 sottoscrisse il Manifesto degli intellettuali fascisti. Spero rimanga così vestita anche dopo, quando la Sarfatti, in quanto ebrea, dovette abbandonare, nel 1938, l’Italia anno dell’approvazione delle leggi razziali; la sorella, Nella Grassini Errera, venne internata al Aushwitz dove morì. Margherita Sarfatti rientrerà nel 1947 quando si stava approvando la Costituzione Italiana democratica, la stessa che le ha permesso di tornare ad esprimere le sue idee di studiosa d’arte.
Evidentemente l’attrice ritiene che il fascismo sia durato dal 1922 al 1938, che fu poi il periodo del cosiddetto consenso.
Bella festicciola per reclamare la libertà di opinione e di pensiero, forse un po’ meno quella della vita.
Se è questa la storia che si vuole raccontare ben venga: ma non confondiamo il folclore con l’ignoranza. Si vesta pure da Sarfatti l’assessora se vuole raccontare la realtà storica del Fascismo.
Trovo però che la vicenda di Chioggia, al di là della pochezza dei personaggi, abbia invece messo in luce un aspetto veramente importante. Dopo l’intervento di Repubblica si è manifestata una realtà ANTIFASCISTA, rappresentata da tutte le categorie politiche, sociali, associative e sindacali che ancora hanno in sé i geni dell’antifascismo. Tutti compatti hanno espresso il loro sdegno e disprezzo, a cominciare dal tempestivo comunicato dell’A.N.P.I. di Chioggia, cui si sono poi susseguiti gli interventi di tutte le forze antifasciste, con comunicati, interrogazioni, denunce, iniziative, anifestazioni. Tutti solidali nel ribadire le leggi dello Stato e quelle Costituzionali.
Quest’unità che si è creata tra le forze democratiche antifasciste è il segno che i valori contenuti nella costituzione vanno difesi se non rafforzati, come dimostra la proposta dell’on. Fiano in discussione alla Camera.
Questi fatti ci incoraggiano ancor di più a divulgare l’Ordine del Giorno che l’A.N.P.I. regionale veneto ha distribuito ai suoi iscritti affinché si approvi nei Consigli Comunali, imitando le forze democratiche di Cavarzere, che per primi adottarono le proposte dell’A.N.P.I.
Perché sottoscrivere in ogni concessione di occupazione di spazio pubblico, la conoscenza delle Leggi Scelba, Mancino e della XII norma transitoria della Costituzione rende responsabile in prima persona chi fa cattivo uso di quella concessione, tutela invece chi cade in errore nel non “poter” riconoscere la vera natura di chi chiede di utilizzare gli spazi pubblici.
Se la conoscenza della storia è come quella di Margherita Sarfatti, è bene che ci sia una tutela anche per gli amministratori, che in questo modo si vedono scaricati da una responsabilità e si mantengono lontani da atteggiamenti ambigui di chi spaccia ideologie fasciste con altri ruoli, magari attraverso forme di volontariato al grido “prima gli italiani”. Si leggano la Costituzione dove si dice chi è italiano.
Purtroppo si è reso necessario un secondo Comunicato da parte dell’A.N.P.I. di Chioggia poiché, pur di non riconoscere le proprie responsabilità nell’aver concesso uno spazio pubblico a un “apologo del fascismo”, si tirano in ballo altri problemi, lasciando irrisolta la questione delle concessioni contro la legge.
Non facciamoci quindi incantare dal folclore, dalle cose passate, da “sane idee mal applicate da piccoli e inefficaci gerarchi” o da ricostruzioni fantasiose della storia;
non facciamo neanche incantare da quelle sirene, capeggiate dal capogruppo di FI alla Camera, che ancora si appella agli “opposti estremismi” sostenendo che se esiste il reato di “apologia del fascismo” allora deve esistere anche il reato di “apologia del Comunismo” paragonando così il fascismo (storia tutta italiana) con il ruolo che ebbe l’URSS negli anni cinquanta in Europa (storia tutta del PCUS).
Il nostro compito è, e sarà, difendere i valori di libertà, di democrazia, di partecipazione che sono contenuti nella nostra Costituzione; Costituzione antifascista approvata da tutte le forze democratiche che la storia del fascismo l’anno vissuta, chi combattendo chi solamente schifandosi, ma che hanno riconosciuto in quel periodo la negazione di ogni libertà, e visto morire chi esprimeva opinioni avverse al “regime”.

Diego Collovini
Presidente provinciale A.N.P.I. di Venezia